MERCURIO, IL MESSAGGERO DEGLI DEI
di Miriam
Zanon
Mercurio è il più piccolo pianeta del sistema solare e il più vicino al Sole; la sua distanza varia da 46 a 70 milioni di chilometri. Muovendosi lungo un’orbita all’interno di quella terrestre, dal nostro punto di vista, può essere osservato soltanto guardando in vicinanza del Sole (poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto), così come Venere.
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Mercurio, fotografato dalla sonda Mariner 10
nel 1974 |
Le prime
registrazioni di osservazioni relative a Mercurio risalgono al secondo
millennio avanti Cristo. I popoli antichi pensavano fossero due astri distinti,
uno visibile al mattino e un altro alla sera. I Greci chiamarono “Apollo” il
Mercurio mattutino ed “Hermes” quello serale; per gli Egizi quest’ultimo era
Seth, dio dell’oscurità e del male. Il primo a comprendere trattarsi del
medesimo corpo celeste pare sia stato Pitagora verso il 500 a.C.; una cosa
analoga accadde pure per Venere, chiamato “Lucifero” nelle apparizioni
mattutine e “Vespero” in quelle serali. I Romani gli diedero il nome Mercurio,
il messaggero degli dei, sicuramente per il suo moto molto rapido attraverso il
cielo.
Mercurio
completa un’orbita in 88 giorni ma, osservato dalla Terra a sua volta in
movimento attorno al Sole, il pianeta sembrerà compiere un giro completo
attorno al Sole in 116 giorni. Durante questo periodo, detto sinodico, Mercurio
avrà due congiunzioni col Sole: inferiore (allineamento Sole-Mercurio-Terra) e
superiore (allineamento Mercurio-Sole-Terra) e due massime distanze apparenti
dal Sole (elongazioni massime).
Nel corso di
un anno si verificano sei o sette elongazioni, non tutte ugualmente favorevoli.
Per gli osservatori situati alle latitudini temperate nord, le migliori
opportunità di rintracciarlo si presentano alla sera, durante le elongazioni
primaverili, o al mattino per quelle autunnali. Il motivo è da cercare nella
geometria che la linea dell’eclittica –il cerchio massimo sul quale il Sole (e
pressappoco pure Mercurio e gli altri pianeti) si muove durante l’anno- crea
incrociando la linea dell’orizzonte di
alba e tramonto (per orizzonte si intende quello astronomico, cioè privo di
rilievi montuosi); inclinandosi sull’orizzonte, l’eclittica individua un angolo
che raggiunge un’ampiezza maggiore sull’orizzonte serale nel periodo attorno
l’equinozio di primavera e su quello mattutino attorno l’equinozio d’autunno
(vedere le figure seguenti; simulazioni ottenute col software Stellarium). Più ampio sarà l’angolo e tanto più alto
apparirà il pianeta sull’orizzonte, e
quindi migliore sarà la sua visibilità. Se a ciò si aggiunge la condizione di
massima elongazione, si otterrà una
delle migliori apparizioni possibili, come quella del 23 marzo 2011, con
Mercurio 18°,6 sopra l’orizzonte occidentale, al momento del tramonto del Sole.
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Fine marzo; vista all'alba di eclittica e orizzonte
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Fine marzo; vista al tramonto di eclittica e orizzonte
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Fine settembre; vista all'alba di eclittica e orizzonte
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Fine settembre; vista al tramonto di eclittica e orizzonte
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Alle
difficoltà nell’osservazione di Mercurio si aggiunge la piccolezza del disco e
il colore scuro della superficie riflettente poca luce. Prendendo in
considerazione questi due elementi, nel moto di Mercurio intorno al Sole si
creano delle circostanze in cui il pianeta diviene più o meno luminoso:
-se lo si
osserva al telescopio nel corso di un periodo sinodico, il suo disco non sarà
sempre interamente illuminato dal Sole ma apparirà ora solo parzialmente, ora
del tutto oscuro, per effetto dello stesso fenomeno che genera le fasi lunari;
-nel momento
in cui raggiunge la massima elongazione orientale (visibile ad est del Sole), o
occidentale (visibile ad ovest del Sole), sarà illuminata la metà del
disco, quella rivolta verso il Sole. In
corrispondenza della congiunzione superiore la sua fase sarà piena, viceversa
oscura quando sarà in congiunzione inferiore. Naturalmente fra queste quattro
fasi principali si vedranno tutte le possibili condizioni di illuminazione
intermedie;
-con
l’aumentare e il diminuire della fase, aumenta e diminuisce anche la distanza
di Mercurio dalla Terra. Riflettendo poca luce, il pianeta dovrà mostrare una
fase molto pronunciata per apparire più luminoso, come accade in corrispondenza della congiunzione superiore,
ovvero nel momento di massima distanza dalla Terra.
Considerando
le difficoltà osservative, Mercurio può dare soddisfazione nel rintracciarlo
anche solo per pochi minuti, come è capitato alla scrivente lo scorso gennaio
2011, poco prima dell’alba. Lo vidi con un binocolo una decina di minuti per
due giorni consecutivi, appena sopra l’orizzonte -in direzione sud est- fra due
monti del Lagorai; approfittai della congiunzione del 2 gennaio fra il pianeta
e una sottilissima falce di Luna calante, visibile appena più in basso radente
l’orizzonte, per avere un preciso punto di riferimento dove poter guardare.
Maggiore
sarà la soddisfazione nel trovarlo, sapendo che Copernico alla fine della sua
vita si lamentava per non averlo mai potuto vedere.
Quel piccolo
insignificante "puntolino" luminoso, sta tuttavia catturando
l’attenzione di fisici e astronomi impegnati a studiare da vicino il pianeta
per mezzo della sonda Messenger, entrata in orbita attorno a Mercurio il 18
marzo 2011.
Divenuto il
primo satellite di Mercurio, Messenger fornirà una visione completa della
superficie –già parzialmente esplorata dalla sonda Mariner 10 nell’anno 1974-
permettendo di acquisire nuovi importanti risultati scientifici.