Approfondimento sulla visibilità di Venere
di Miriam Zanon
Conosciuto sin dall’antichità per via del suo splendore, Venere è descritto dai Babilonesi in varie tavolette in scrittura cuneiforme. Gli Egizi lo identificavano con due oggetti diversi, essendo visibile o all’alba o al tramonto, così come i Greci che chiamavano Phosphoros (Lucifero "portatore di luce"), l’astro del mattino e Hesperos (Vespero) quello della sera; tuttavia, nell'epoca Ellenistica, si comprese trattarsi dello stesso oggetto e in genere si attribuisce a Pitagora la scoperta.
Dopo il Sole e la Luna è l’oggetto più brillante del cielo; soltanto Giove -in determinate condizioni- potrebbe essere simile per luminosità. Una caratteristica che li distingue a prima vista è il colore: bianco-azzurro per Venere, tendente al giallo per Giove. InoltreVenere, è privo di satelliti naturali mentre sono visibili, già nel campo di osservazione di un semplice binocolo, i quattro maggiori satelliti di Giove, allineati più o meno sul suo piano equatoriale.
Venere, il secondo pianeta (dopo Mercurio) in ordine di distanza dal Sole, si muove lungo un’orbita interna rispetto a quella della Terra; per questo motivo è visibile prima dell’alba o dopo il tramonto, ma non a notte inoltrata.
Osservando il pianeta a ovest dopo il tramonto, gli antichi Greci notarono che -sera dopo sera- Venere si allontanava angolarmente dal Sole, raggiungendo la massima distanza apparente (48°) in circa 8 mesi. Poi ritornava verso il Sole terminando il percorso in sole dieci settimane e spariva nei bagliori del tramonto. Poco dopo riappariva come astro del mattino e si allontanava dal Sole, sorgendo ogni mattino più presto, fino a raggiungere la massima distanza (48°) in circa 10 settimane. Poi tornava indietro fino a scomparire dopo otto mesi nel chiarore dell’aurora.
Per comprendere il fenomeno è necessario prendere in considerazione il periodo sinodico di Venere: esso completa un’orbita in 224 giorni ma, osservato dalla Terra, a sua volta in movimento attorno al Sole, il pianeta sembrerà compiere un giro completo attorno al Sole in 583 giorni (un anno e sette mesi). Durante questo periodo, detto sinodico, Venere avrà due congiunzioni col Sole: inferiore (allineamento Sole-Venere- Terra) e superiore (allineamento Venere-Sole-Terra), e due massime distanze apparenti dal Sole (elongazioni massime). Si può notare che nel momento in cui avviene la congiunzione inferiore, Venere si trova fra la Terra e il Sole e quindi più vicino alla Terra di quanto lo sia durante la congiunzione superiore che vede il Sole frapporsi tra la Terra e Venere. Per questo motivo il suo moto sulla volta celeste sarà apparentemente più veloce nel periodo che precede e segue la congiunzione inferiore.

Nel momento in cui avviene la congiunzione inferiore, in rarissimi casi, può verificarsi un transito di Venere sul disco Sole. Il fenomeno si presenta nel caso in cui la Terra e Venere vengano a trovarsi perfettamente allineati sul piano dove giace il Sole. Questo accade in media due volte in un secolo, a distanza di otto anni l’una dall’altra. L’ultimo transito è avvenuto l’otto giugno 2004 (vedi immagine sottostante), mentre il prossimo sarà fra il cinque e il sei giugno 2012, poi si ripeterà fra circa un secolo.

A causa della sua orbita compresa tra la Terra e il Sole, Venere presenta le fasi analoghe a quelle della Luna.

Non è visibile quando è in fase nuova e in fase piena, perché i momenti coincidono rispettivamente con la congiunzione inferiore e superiore; sono invece visibili tutte le fasi intermedie. Al mutare delle fasi si può notare una variazione di splendore (magnitudine) del pianeta: Venere raggiunge un massimo di luminosità in fase minima, ossia in prossimità del punto di minima distanza dalla Terra (la distanza varia da 42 a 258 milioni di km), quando il suo diametro angolare sarà maggiore. Con l’aumento del diametro, aumenterà anche lo splendore del pianeta. L’onore della scoperta delle fasi di Venere va al grande astronomo Galileo Galilei che le osservò col suo cannocchiale, per la prima volta, nell’anno 1610. Questa prova sperimentale, a favore della teoria eliocentrica -già formulata da Copernico ed precisata poi da Keplero- metteva in discussione (in termini moderni, lo falsificava) il sistema geocentrico di Aristotele-Tolomeo, fortemente sostenuto dalla Chiesa. Secondo la dotta usanza del tempo, per garantirsi il primato della scoperta, Galilei la custodì nella famosa frase criptata: “Mater Amorum aemulatur Cinthyae figuras”, che vuol dire: “La madre degli amori (Venere) imita le forme di Cinzia (la Luna)”. Da essa ricavò un anagramma: “Haec immatura a me frustra leguntur oy” (Queste cose premature sono da me dette invano), in polemica con la Chiesa, che, più tardi, lo avrebbe costretto all’abiura davanti al Tribunale dell’Inquisizione.
A parte il Sole e la Luna Venere è l’unico oggetto celeste che, sia pur
eccezionalmente, è visibile di giorno a occhio nudo, a condizione che la sua
elongazione dal Sole sia massima e che il cielo sia particolarmente
limpido.