Notte di Luna Rossa

di Miriam Zanon

Le luci del tramonto, che lentamente si stavano spegnendo, segnavano la fine del giorno di quel sabato 3 marzo 2007. Mentre una leggera foschia diffondeva la luce del crepuscolo, colorando il cielo di ponente di una tenue gradazione rosata, un pallido chiarore sfumava l'azzurro del cielo di levante annunciando l'imminente sorgere della Luna. Di lì a poco, la Terra, interponendosi fra la Luna e il Sole, avrebbe con la sua ombra velato di un sinistro colore rossastro il freddo candore del suolo di Selene.

Il sito d'osservazione era stato prescelto nel comune di Varena, un piccolo paese che domina la vallata da nord-ovest, posto lungo le pendici del monte "Rocca" che dolcemente degradano verso valle. Con i telescopi ben sistemati su di un terrazzo erboso, adiacente un locale gestito da un venezuelano di nome Paco, che prepara pizze e focacce per chi ne voglia gustare la fragranza, aspettavamo con trepidazione quell'evento, mentre un discreto numero di persone raggiungeva la località, informate dalle locandine affisse qua e là  nei paesi, o da qualche articolo di giornale.

Il chiarore della Luna piena che nel frattempo era sorta dall'orizzonte orientale, lasciava intravedere solo le stelle di prima e seconda magnitudine, mettendo in difficoltà  i meno esperti nel capire a quale costellazione appartenessero. Saturno, l'unico pianeta visibile in quel momento, considerando che Venere era da poco tramontato, eclissato dalla Luna la notte precedente, stava a poca distanza da essa fra la costellazione del Leone e quella del Cancro.

La fase di penombra della Luna passò quasi inosservata. L'inizio della fase parziale era previsto per le ore 22.30. L'ombra della Terra avanzava dal bordo in basso a sinistra, oscurando lentamente quella regione ricca di crateri dove risalta un'ampia estensione di bianchi detriti sparsi a raggiera, testimone di un impatto devastante che scavò il profondo cratere denominato "Tycho". Col passare dei minuti l'ombra saliva attraverso le ampie distese basaltiche, note col nome di Oceano delle Tempeste, Mare della Tranquillità, Mare delle Piogge, Mare della Serenità, Mare delle crisi, per citarne alcuni, concludendo, attraverso il Mare del Freddo, la fase di parzialità. Erano le ore 23.44 quando ebbe inizio la fase di totalità. La faccia della Luna si era tinta del tipico colore rosso, per quell'effetto, detto di diffusione, che può essere più o meno intenso a seconda delle condizioni atmosferiche terrestri.

Nel cielo scuro si erano accese tutte le costellazioni visibili la sera in quel periodo. Spica brillava a sud-est nella Vergine, vasta costellazione adagiata sull'eclittica, e confinante con quella del Leone che era visibile fra la Luna e Saturno. Poco ad ovest del pianeta, nella costellazione del Cancro, una fioca nebulosità  indicava la posizione dell'ammasso aperto "Il Presepe".

Proseguendo verso occidente brillavano Castore e Polluce, i gemelli figli di Leda secondo la mitologia greca. E poi ancora la costellazione del Toro dalla caratteristica forma di triangolo che rappresenta la testa dell'animale dal grande occhio rosso, Aldebaran, la stella principale. Fra i rami di una betulla che si innalzava a poca distanza dal nostro sito d'osservazione, si potevano distinguere le Pleiadi, il più famoso ammasso aperto del cielo, costituito da circa 400 stelle, di cui solo sette sono visibili ad occhio nudo e per questo denominato anche "Le sette sorelle", che il poeta Giovanni Pascoli nella poesia "Gelsomino notturno" così descriveva:"La Chioccetta per l'aia azzurra va col suo pigolio di stelle."

Non passò certo inosservata la bella costellazione di Orione, dedicata dai greci al gigante cacciatore che, in una delle leggende mitologiche, fu colpito a morte dall'infallibile freccia di Artemide, dea della Luna. Zeus allora, impietosito, lo mutò in costellazione accompagnato dai suoi cani: quello Minore ad est, con l'alfa Procione e quello Maggiore a sud-est, che ospita la stella più brillante del cielo, Sirio. Le due Orse, separate dall'elusiva costellazione del Dragone, erano visibili ad est delle altre costellazioni circumpolari: Cefeo, Cassiopea e Perseo il quale stava tramontando dietro l'orizzonte di nord-ovest, mentre dall'orizzonte di nord-est era appena sorta la stella Gemma incastonata nella sua Corona.

La Luna, mossa nella sua corsa intorno alla Terra, era giunta al limite della zona d'ombra. Le stelle più deboli del Bootes, detto anche "guardiano dell'Orsa" per il ruolo di pastore affidatogli da Zeus nei diversi racconti mitologici, si spegnevano ad una ad una nel chiarore della Luna che lentamente usciva dall'ombra, mentre Arturo, la stella più brillante del cielo Boreale, era visibile nella parte meridionale della costellazione, che si estendeva da nord verso sud puntando col suo braccio immaginario il timone del "Grande Carro".

Deposti i telescopi nelle loro custodie, lasciavamo la località mentre la Luna ritornava al consueto aspetto.

Di lì a poco, l'alba di un nuovo giorno avrebbe rischiarato il cielo di levante lasciandosi alle spalle il travolgente fascino di una notte di "Luna Rossa".