L’argomento trattato nell’ultima serata dell’appuntamento primaverile in sede, è stato dedicato al pianeta Giove, del quale, Marco Vedovato effettua un costante monitoraggio della turbolente atmosfera, collaborando al progetto Jupos (acronimo di /Database for object Positions on Jupiter/). Dall’analisi delle foto di Giove inviate con un software opportuno soprattutto da osservatori italiani ma anche dal resto del mondo, ricostruisce dei grafici con cui ottiene la velocità dei venti che creano nell’atmosfera quelle caratteristiche strutture che le danno l’aspetto di una superficie marmorea.
La struttura atmosferica è formata da elementi leggeri stratificati: nuvole di ammoniaca – elementi a base di ammoniaca più solfato di idrogeno – elementi presenti anche nelle nubi terrestri – più in profondità idrogeno metallico che dovrebbe costituire il 60% del totale creando un alto campo magnetico, e infine uno strato di elio che avvolge un nucleo solido relativamente piccolo.
La rapida rotazione del pianeta intorno al proprio asse, che è maggiore all’equatore rispetto ai poli, dà origine a quei movimenti convettivi che creano le strutture a bande, visibili sulla superficie, dove si notano quelle formazioni vorticose delle quali la maggiore è la famosa macchia rossa. Dallo studio dell’atmosfera di Giove, di cui ne dà contributo anche il progetto Jupos, è emerso un mondo in continua evoluzione.
Informazioni dettagliate sul progetto Jupos si trovano alla voce ”Approfondimenti” del nostro sito.